giovedì 2 Dicembre 2021
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La Musica fra ragione e passioni

Riporto la versione estesa del mio intervento, in una delle serate con gli amici a Roccaraso, agosto 2020, che hanno sopportato le mie divagazioni, e già solo per questo li ringrazio!
Ho riportato, come promesso, i link ai brani audio e ai brevi filmati che hanno accompagnato la mia esposizione. Nessun intento accademico, ho solo cercato di comunicare, malamente, il mio amore per tutto ciò che è musica.

PREMESSA

Esiste la musicoterapia. Tramite i suoni, i brani musicali, vengono curati alcuni aspetti della personalità. È destinata normalmente ad uso riabilitativo e terapeutico. La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell’individuo. La musica dà alla persona malata la possibilità di esprimere e percepire le proprie emozioni, di mostrare o comunicare i propri sentimenti o stati d’animo attraverso il linguaggio non verbale. Acquista, attingendo al linguaggio filosofico, una funzione catartica.
Lo sapevano anche gli antichi quando, ad esempio, facevano squillare le trombe o le buccine, oppure far rullare i tamburi, per preparare i guerrieri alla battaglia.
Lo hanno sempre saputo le mamme quando devono far dormire i loro figlioletti, cantando una dolce ninna nanna.
Lo sapevano i Pitagorici che elevavano addirittura i rapporti fra le note a rappresentazioni speculari dell’armonia totale dell’universo, il cosmo. Bellissima, misteriosa e ancora attuale questa intuizione, del rapporto matematico con le emozioni e i significati!
Esiste la musica popolare che caratterizza fortemente il carattere di un popolo, di una cultura diffusa: la musica irlandese, la taranta del Salento, la musica country americana, il canto degli alpini…
Lo sanno gli organizzatori pubblici di tutti i tempi, quando organizzano le cerimonie. Possono essere trionfali, liturgiche, funebri e scelgono appositi brani o addirittura li commissionano ex-novo.
Lo sanno i mistici che prima di accedere al silenzio si fanno trascinare da musiche lenti, solenni e ipnotiche. Può essere il canto gregoriano oppure la musica sufi.
Lo sanno molti giovani, che ormai vanno ai concerti come se fosse una esperienza totale, non solo di ascolto, ma anche di visione, stordimento, grandioso evento.
La musica cosiddetta ‘leggera’ tesse la nostra vita quotidiana, anche quando non vogliamo. Lo stacco musicale nella pubblicità, mentre facciamo la spesa o stiamo mangiando in qualche ristorante alla moda.
Un genere musicale sembra aver preso il sopravvento, il rap e le sue varianti, che si basa su un ‘recitar cantando’ (è difficile farlo rientrare nei ‘canoni’ musicali) che nel migliore dei casi esprime disagio sociale o problemi politici.
Esiste il jazz, espressione di libertà senza vincoli costruttivi, dove l’improvvisazione emerge programmaticamente sulla costruzione. Sembrerebbe la vittoria della spontaneità sulla ragione che vuole edificare ‘sistemi’.
Nell’ambito della musica cosiddetta colta (seria?) è nata la dodecafonia, che in pratica è musica inascoltabile, proprio per esprimere un disagio sociale e culturale, che rimanda alla crisi dell’uomo contemporaneo.
Lo sappiamo tutti noi quando vogliamo ascoltare un determinato brano piuttosto che un altro, in base al nostro stato d’animo. Magari per calmarlo, inibirlo oppure accenderlo, o anche esasperarlo. Riteniamo, anche chi fra noi non ha sufficiente cultura musicale, di distinguere musiche che fanno meditare, metterci di buon umore, incitare al combattimento oppure musiche che ci appaiono pericolose, sublimi, paradisiache, terrorizzanti e, perché no, noiose! Sempre sentimenti sono.
La musica fa produrre più latte alle mucche. La musica fa bene all’uva. La musica fa diventare più intelligenti. La musica può essere utilizzata durante un intervento chirurgico invasivo, con una blanda anestesia.
La musica, insomma, forse viene caricata di troppe pretese!
È forse possibile che ci sia qualcuno assolutamente refrattario a scorgere nel susseguirsi dei suoni un senso, ma sono casi rarissimi. Kant diceva, ad esempio, che la musica gli appariva solo come un solletico dell’orecchio!
Può esserci, al contrario, anche chi è troppo sensibile alla forza ipnotica della musica. Troppa emozione fa sicuramente male. Il più grande (potenzialmente) direttore d’orchestra, Franco Ferrara, al culmine di un crescendo orchestrale, veniva colto da crisi. Si bloccava e sveniva.
Quindi un rapporto strettissimo fra suoni ed emozioni penso che non si possa negare. Nel Seicento e anche nel corso del Settecento si diffuse la cosiddetta teoria degli affetti che, basata sull’assunto che la musica esprima determinati sentimenti, intendeva rintracciare, con caparbietà, la corrispondenza fra suoni e sentimenti. Non è un caso che questa teoria trovava il suo fondamento nel trattato di Cartesio: “Le passioni dell’anima”, dove aveva individuato sei passioni fondamentali: meraviglia, amore, odio, desiderio, gioia e tristezza.
In questo modo nascevano opere che volevano determinare nell’ascoltatore, tramite opportuni artifici melodici, scale musicali, uso di determinati strumenti, proprio quello specifico stato d’animo.
Che effettivamente la musica esprima esatti sentimenti però è ancora discusso.
Il problema è il seguente: se impostati alcuni accordi, alcune scale, dalla battuta x alla battuta y, possa essere determinato, rappresentato, ‘visto’, un determinato stato d’animo. Sarebbe la disputa ancora in corso fra contenutisti e formalisti.
Ma non è il nostro tema. Noi vogliamo mettere in evidenza quanto possa aver contribuito il nostro patrimonio musicale, soprattutto quello del passato, a fissare determinati atteggiamenti. Chiamateli emozioni, passioni o quello che volete. Non possiamo naturalmente affrontarne tutti gli aspetti. Metteremo più modestamente in rilievo determinati passaggi facendo ascoltare\vedere brani emblematici, fra i tanti possibili.

Dal grottesco al terrore


Il Medioevo è stato il periodo d’oro della sacralità, elevata a sistema sociale gerarchico, che discende da Dio e passa dal re o dall’imperatore, dove tutto è ordinato. La ragione così perseguita da Petrarca sembrava non trovare spazio nella sensualità. O vinceva l’una o l’altra!

[…] regnano i sensi, et la ragion è morta;

Francesco Petrarca, Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)

Proprio recentemente è uscito un CD di musiche medievali, eseguite da un gruppo strumentale italiano, che ha il titolo ‘La morte della ragione’, e contiene una danza lenta, una pavana, basata proprio sul testo del Petrarca.

Almeno questa è l’immagine manualistica del Medioevo che ci è rimasta trasmessa. Ma scavando scopriamo che non è proprio così. C’era chi si divertiva. Cosa succedeva nelle taverne? Veniva glorificato l’effetto del vino e della conseguente lussuria!
Nei Carmina Burana, raccolta di manoscritti medievali (fra il XII e il XIII secolo), scritti prevalentemente in latino e in altri vernacoli tedeschi e francesi, troviamo proprio quegli argomenti che non ti aspetti: esaltazione di Bacco, oscenità, goliardia.

ANONIMO: In Taberna Quando Sumus (Cb 196), dai Carmina Burana.
Dir.: Renè Clemencic, Clemencic Consort, Harmonia mundi, 1975
In taberna quando sumus,
non curamus quid sit humus,
sed ad ludum properamus,
cui semper insudamus.
Quid agatur in taberna,
ubi nummus est pincerna,
hoc est opus ut quaeratur,
si quid loquar, audiatur.
Quidam ludunt, quidam bibunt,
quidam indiscrete vivunt.
Sed in ludo qui morantur,
ex his quidam denudantur;
quidam ibi vestiuntur,
quidam saccis induuntur.
Ibi nullus timet mortem
sed pro Baccho mittunt sortem :
primo pro nummata vini.
Ex hac bibunt libertini;
semel bibunt pro captivis,
post haec bibunt ter pro vivis,
quater pro christianis cunctis,
quinquies pro fidelibus defunctis,
sexies pro sororibus vanis,
septies pro militibus silvanis,
octies pro fratribus perversis,
novies pro monachis dispersis,
decies pro navigantibus,
undecies pro discordantibus,
duodecies pro poenitentibus,
tredecies pro iter agentibus.
Tam pro papa quam pro rege
bibunt omnes sine lege.
Bibit hera, bibit herus,
bibit miles, bibit clerus,
bibit ille, bibit illa,
bibit servus cum ancilla,
bibit velox, bibit piger,
bibit albus, bibit niger,
bibit constans, bibit vagus,
bibit rudis, bibit magus,
bibit pauper et aegrotus,
bibit exul et ignotus,
bibit puer, bibit canus,
bibit praesul et decanus,
bibit soror, bibit frater,
bibit anus, bibit mater,
bibit ista, bibit ille,
bibunt centum, bibunt mille.
Parum centum sex nummatae
durant, ubi immoderate
bibunt omnes sine meta,
quamvis bibant mente laeta.
Sic nos rodunt omnes gentes,
et sic erimus egentes.
Qui nos rodunt confundantur,
et cum iustis non scribantur.
Quando siamo alla taverna
non ci interessa nient’altro
ma ci dedichiamo al gioco
per il quale andiamo matti.
Quello che succede alla taverna
dove il soldo è allegria
questo sì che è interessante
state a sentire:
C’e chi gioca, c’è chi beve,
c’è chi vive indecentemente,
E di quelli che si cimentano nel gioco
alcuni perdono anche i vestiti.
Qualcuno ne esce rivestito,
e qualcuno rivestito di sacco,
qui nessun teme la morte,
ma per Bacco sfida la sorte.
Prima si beve alla salute di chi paga;
poi beve il libertino
un bicchere per i carcerati
e poi tre per quelli vivi,
quattro per i cristiani
cinque per i fedeli defunti;
sei per le brave donne,
sette per i militari;
otto per i fratelli traviati,
nove per i monaci dispersi,
dieci per i naviganti,
undici per i litiganti
dodici per i penitenti,
tredici per i viaggiatori;
Per il papa e per il re
bevono tutti senza freni.
Beve quello e beve quella,
beve il soldato e il prete,
beve lui, beve lei,
beve il servo con l’ancella,
beve il veloce, beve il pigro,
beve il bianco e beve il nero,
beve il costante, beve il vago,
beve il rozzo, beve il mago,
beve il povero e il malato,
beve l’esule e l’ignorato,
beve il bimbo, beve l’anziano,
beve il vescovo e il decano,
beve la sorella e il fratello,
beve la nonna, beve la mamma,
beve questo, beve quello,
bevon cento, bevon mille.
I soldi durano poco
se immoderatamente
tutti bevono senza limite,
ciascun beve a mente lieta.
Perciò l’oste ci spenna
e noi siamo sempre al verde
Chi ci tratta così male
non sia scritto nel libro dei giusti!

La festa dell’asino (rappresentazione blasfema e oscena), dove veniva spinto un asino a forza in una chiesa, per simulare l’entrata a Gerusalemme, la folla che osannava, la cosiddetta ‘Nave dei folli’, ragliava!

ANONIMO: Kyrie Asini - Litanie, da La Fête De L'âne. Dir.: Renè Clemencic, Clemencic Consort, Harmonia mundi, 1975

Conosciamo la versione moderna, musicata da Carl Orff, dove uno dei sonetti recita:

O Fortuna,
velut Luna
statu variabilis,
semper crescis
aut decrescis

O Sorte,
come Luna
sei sempre variabile!
Sempre cresci
o decresci

Che viene reso con un senso di terrore panico, e così è entrato nell’immaginario del fantasy medievale. Ascoltiamo:

CARL ORFF (1895-1982): Fortuna Imperatrix Mundi, dai Carmina Burana. Dir. Eugen Jochum, Deutsche Opera Berlin, Deutsche Grammophon, 1967.

Forse ha più senso del terrore l’incombenza della morte, che troviamo in una danza di Giorgio Manierio (Schiarazula Marazula [bastone e finocchio]: ballo friuliano per evocare la pioggia, venne segnalato all’Inquisizione di allora). Tale danza è stata poi elaborata dal nostro Angelo Branduardi (Ballo in Fa diesis minore) dove il “ballo tondo” è la danza macabra, la morte che conduce i morti, come nella scena finale del film “Il Settimo Sigillo” di Ingmar Bergman:

Sei l’ospite d’onore del ballo che per te suoniamo
Posa la falce e danza tondo a tondo
Il giro di una danza e poi un altro ancora
E tu del tempo non sei più signora.


Ascoltiamo l’originale:

GIORGIO MAINERIO (1535-1582): Schiarazula marazula (Il primo libro de balli, 1578). Dir.: Josef Ulsamer, Ulsamer Collegium, Archiv, 2007.

Una variante del sentimento panico è la rappresentazione del selvaggio. Allora, chi meglio delle Valchirie? Sopra cavalli alati, bionde, con elmo e lancia, fiere ed esaltate cantano il loro grido, che scorga dal loro cuore ferino:


Hojotoho! Hojotoho!
Heiaha! Heiaha!
Hojotoho! Heiaha!


Ascoltiamo:

RICHARD WAGNER (1813-1883): Die Walküre, Act III (6 min. circa. Dal 1:29 minuto sentite le grida delle Valchirie). Dir.: Georg Solti, Wiener Philharmoniker, Decca, 1965.

Non a caso questa “bestialità”, selvaggia volontà di potenza, viene trasposta, nel campo cinematografico, da Francis Ford Coppola, nel film “Apocalypse Now!”, dove il tenente colonello Kilgore, interpretato da Robert Duvall, ordina ai suoi soldati di mettere ad altissimo volume, dagli elicotteri, questo brano per incutere il massimo terrore agli inermi abitanti di un villaggio vietnamita che stanno per attaccare.

FRANCIS FORD COPPOLA (1939- ): Scena dal film Apocalypse Now!, 1979.

Ma se vogliamo accennare al terrore più vicino un modo di sentire ‘classico’, come non fare riferimento al Dies Irae (la famosa sequenza gregoriana di Tommaso da Celano) tratto dal Requiem di Verdi, scritto per onorare la morte di Alessandro Manzoni? Verdi ha presente l’affresco michelangiolesco ed esprime il momento drammatico, l’Ira di Dio, con la massima potenza sonora. Tutta l’orchestra e il coro vengono lanciati in un impeto forsennato:

GIUSEPPE VERDI (1813-1901): Requiem - Dies Irae. dir. Antonio Pappano, Accademia e Coro di Santa Cecilia, EMI, 2009.

Dies irae, dies illa, dies tribulationis et angustiae, dies calamitatis et miseriae, dies tenebrarum et caliginis, dies nebulae et turbinis, dies tubae et clangoris super civitates munitas et super angulos excelsos

Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità, giorno di squilli di tromba e d’allarme sulle fortezze e sulle torri d’angolo

Probabilmente l’ispirazione dell’inno è biblica, dalla versione latina della Vulgata del libro di Sofonia 1,15-16.

Ma se vogliamo veramente toccare il vertice del terrore e della cupa disperazione, che non concede giustificazione al male dell’uomo, al male attuato con la bomba atomica:

KRZYSTOF PENDERECKI (1933-2020): Threnody For The Victims Of Hiroshima. Dir.: Antoni Wit, National Philharmonic Orch. Warsaw, Naxos, 2000.
*Threnody significa Canto lamentoso, funebre.

Dalla drammaticità all’angoscia

Il libertino Don Giovanni ha osato sfidare un morto, nel senso che se ne fa beffe. Il commendatore, che voleva difendere sua figlia Anna dalle sue insidie, è stato ucciso da Don Giovanni. In una scena ambientata in un cimitero, Don Giovanni sfida la statua del commendatore invitandolo a cena. La statua accetta. Poi si presenterà e condurrà drammaticamente Don Giovanni, assolutamente non pentito, all’inferno.

WOLFANG AMADEUS MOZART (1756-1791): Don Giovanni, l’arrivo del commendatore. Dir: TEODOR CURRENTZIS, MusicAeterna, Sony, 2016.

LUDWIG VAN BEETHOVEN (1770-1827): Quinta Sinfonia in DO minore op. 67, primo movimento. Vi presento una curiosa versione animata.


È l’inizio più famoso di tutte le opere orchestrali. È fin troppo evidente il dramma, programmatico fin dalle prime battute. È una lotta dichiarata fra la libertà dell’uomo e tutto ciò che vi si oppone. Potremmo anche citare la sofferenza comunicativa insita nell’angosciante Sinfonia n. 2 di Leonard Bernstein, “The Age of Anxiety” , tratto dall’opera omonima dello scrittore e poeta Wystan Hugh Auden, ma forse è meglio proporvi uno dei brani più emblematici della fine delle certezze e delle grandi narrazioni, come si usa dire…

MAURICE RAVEL (1875-1937): La valse, poème chorégraphique pour orchestre Op. 72. Dir.: Claudio Abbado, London Symphony Orchestra, Deutsche Grammophon. Fate attenzione in particolare dall'ottavo minuto in poi.

E proprio il disfacimento di un’epoca. Il valzer rappresenta l’emblema musicale della civiltà occidentale. Ma la danza nasconde, o svela, il suo morire, anzi il suo implodere tragicamente.

In tempi più recenti ormai è diventato comune trovare brani che mostrano la disperazione e le urla difatti emergono improvvise. Eccone un esempio. Fate attenzione alla ragazza bionda, undicesima a partire da sinistra…

MEREDITH MONK (1942- ): Panda chant II, 2013.

Dalla parodia alla farsa, passando per la risata

Come è bello prendere in giro il mondo stesso in cui siamo immersi! Il sagace compositore Rossini mette in segna un duetto fra due gatti. Ascoltate (e le risate del pubblico…):

GIOACCHINO ROSSINI (1792-1868): Duetto fra due gatti, Victoria De Los Angeles, Elisabeth Schwarzkopf, soprani, Gerald Moore, piano.

E ancora risate, abbastanza esplicite, nell’altrimenti serioso Haydn, nel bellissimo oratorio profano ‘Die Jahreszeiten‘, nella quarta parte: Der Winter (l’inverno). Ascoltate, dal 2:50 min, ci sono le risate del coro!

FRANZ JOSEPH HAYDN (1732-1809): Der Winter: Ein Mädchen, das auf Ehre hielt. Dir.: John Eliot Gardiner, English Baroque Soloists, Monteverdi Choir, Archiv, 1992.

Passiamo alla follia, rappresentata in maniera splendida dal grandissimo compositore Rameau, nell’opera ‘Platèe‘. Atto secondo. Mentre Mercure ha allontanato Junon, Jupiter e Platée hanno il loro primo appuntamento. Disceso da una nuvola, Jupiter si trasforma in un asino e quindi in una civetta; ordina a Momus di organizzare dei festeggiamenti, sino al momento delle nozze. Compare allora la Folie, che accompagna sulla lira di Apollo un balletto di pazzi, travestiti da buffoni e da filosofi. Ascoltate questa eccezionale versione da concerto.

JEAN-PHILIPPE RAMEAU (1683-1764): Platèè, La Folie! Dir: Marc Minkowski, Musiciens du Louvre, Mireille Delunsch, soprano (decisamente grandiosa!), 2007.


Il nostro Proietti che fa la parodia della struggente, eccessivamente lacrimosa, canzone di Jacques Brel: Ne me quitte pas (Non lasciarmi). Ascoltiamo e vediamo prima la sofferenza sul volto del cantante francese:

E adesso vediamo come trasforma tutto, con grande spirito goliardico e strafottente, Gigi Proietti…

GIGI PROIETTI (1940-2020): NUN ME ROMPE ER CA'.

La magia della musica esiste ancora

Termino proponendovi l’esecuzione dell’eccentrico direttore d’orchestra Currentzis del brano “The Riot of Spring” by Dmitri Kourliandski. Il pubblico partecipa come può, sollecitato dagli orchestrali e dallo stesso direttore. Si crea man mano un’atmosfera carica di tensione e di magia. Seguite fino alla fine!

DMITRI KOURLIANDSKI (1976- ): The Riot of Spring. Dir.: Teodor Currentzis, Musicaeterna, 2013.

Grazie!

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