domenica 7 Aprile 2024
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Sintesi degli interventi (a cura di Elio Rindone)

Viene qui proposta la sintesi degli interventi dei relatori durante le giornate filosofiche a Piazzatorre (Bergamo), dal 22 al 28 agosto 2023 avente per tema: Vivere serenamente la finitudine umana.

La vita è fatta di gioie e dolori: l’uomo lo ha sempre saputo e ha accettato la propria condizione. Ma ciò che ha grande difficoltà ad accettare è il fatto che la vita finisca. Tale destino non è sentito affatto come qualcosa di naturale, e perciò sin dall’antichità l’uomo non solo ha cercato una spiegazione dell’origine della sua mortalità – spesso immaginando che la morte sia un castigo, la conseguenza di una colpa – ma anche ha tentato di darle un senso. Su questo abbiamo riflettuto nei nostri incontri.


a)     Il mondo greco offre diverse proposte: la visione orfico-pitagorica, per cui la morte è la liberazione dell’anima-demone dalle sofferenze della vita terrena, quella omerica, per cui le ombre dei defunti rimpiangono la vita terrena, quella del Gorgia di Platone, per cui i malvagi saranno puniti e i buoni premiati nell’aldilà, quella di Epicuro e Lucrezio, per cui la morte è l’annientamento totale del vivente. Il mondo orientale offre due principali soluzioni: quella induista, per cui l’atman (anima) è già unita da sempre al Brahman (il tutto divino), per cui nulla nasce e nulla muore realmente, e quella buddhista, per cui la realtà è relazione, un puro fluire di fenomeni a cui sarebbe stolto attaccarsi. Infine, la visione cristiana, riletta dagli esegeti contemporanei, che non pone la realizzazione dell’uomo nell’aldilà, ma in questa vita terrena, se vissuta nell’impegno per l’avvento del regno di cui parla il vangelo, nella convinzione che l’amore può arricchirla di senso, nonostante le ineliminabili sofferenze

Elio Rindone


b)    Platone ripensa alcuni nodi teorici della cultura greca rispetto al tema della morte e dell’immortalità dell’essere umano, e ne fonda la sostanza filosofica, che sarà ripresa dalla storia del pensiero successivo. In primo luogo, trasforma la nozione di psychè, da concetto marginale nella cultura omerica a motivo centrale della sua antropologia, fornendo un’ampia argomentazione filosofica anche agli spunti delle correnti orfiche e misteriche, che davano della psychè un’interpretazione fondamentalmente religiosa. Inoltre, con una serie di argomenti, filosoficamente non inoppugnabili, ma retoricamente molto potenti, esplora la possibilità che l’anima, o meglio la sua parte principale, la razionalità, sia ontologicamente immortale, preesistente all’unione con il corpo e permanente oltre la morte, cioè la separazione di essa dal corpo; con ciò tenta di dare una risposta al problema etico fondamentale, se ci sia o meno un premio per la virtù e una punizione per il male, operati in vita, che riscatti e compensi le sofferenze patite dai giusti. In alternativa, prospetta la possibilità che attraverso la pratica della filosofia si pervenga, in vita, ad una superiore condizione etica e di conoscenza, tale da assimilare il soggetto amante della sapienza allo stato di beatitudine proprio degli dei, e la cui memoria è permanente: un vero e proprio percorso di immortalizzazione, accessibile con le sole forze della propria ragione e con il contributo condiviso della comunità dialogante

Giuseppe Ventimiglia


c)     Le antropologie di L. Feuerbach e T. Hobbes, in rapporto al tema della morte, offrono due prospettive opposte sull’essenza e la natura dell’uomo. Il filosofo inglese, vissuto nel XVII secolo, sviluppa una visione pessimistica dell’essere umano: gli uomini sono egoisti e nello “stato di natura” (un’ipotetica situazione originaria in cui essi vivono senza un potere comune) ostili fra loro -Homo homini lupus-, perché tendono alla loro autoconservazione attraverso il soddisfacimento dei loro bisogni fondamentali, ognuno a scapito dell’altro. Da ciò ha origine la guerra di tutti contro tutti, con il rischio della morte per ognuno. Poiché dotati anche di ragione, essi decidono – attraverso un patto reciproco – di rinunciare alla loro libertà naturale e sottomettersi al potere assoluto di uno Stato- Leviatano, in cambio della garanzia della vita. Per Hobbes dunque il fondamento dello Stato risiede nella sua capacità di proteggere la comunità dalla precarietà del vivere e soprattutto dalla morte violenta. Al pessimismo antropologico del filosofo inglese, Feuerbach oppone un “ateismo umanizzante”: l’uomo, per il filosofo tedesco, liberato dalle catene della religione – da lui concepita come “alienazione” ovvero come proiezione illusoria in un Essere trascendente delle qualità della specie umana e dei bisogni e desideri degli uomini, soprattutto quello dell’immortalità – è un essere costitutivamente aperto alla relazione con gli altri. Ricerca con essi una nuova vita etica (e anche una nuova politica), basata sul soddisfacimento non solo dei propri ma anche degli altrui desideri; sa riconoscere l’istinto di felicità degli altri a partire dal suo e la differenza nell’unità dell’Io con il Tu. Sono questi i principi fondamentali di una possibile “filosofia dell’avvenire”

Giacomo Vaiarelli


d)    Si può riflettere sulla morte anche dal versante di chi, restando in vita, deve affrontare la perdita di una persona cara. Ma non c’è un solo modo di confrontarsi con il lutto. Ci possiamo chiedere se l’inserimento nell’attuale sistema diagnostico di un “lutto patologico” sia giustificato: la pretesa “categoriale” del DSM 5 è stata fortemente criticata, malgrado l’affermazione di questo manuale in gran parte del mondo come un “libro sacro”. Del resto anche altri autorevoli contributi contenuti nella psichiatria risultano parziali e discutibili. La tesi di Freud che riteneva il lutto la conseguenza di una difficoltà a riconoscere la realtà appare insufficiente. Né, fino ad ora, ci aiutano in modo efficace le conoscenze neuroscientifiche, malgrado il fatto che hanno potuto dimostrare l’esistenza di circuiti nervosi e di sostanze (gli oppioidi interni) che si attivano laddove si realizzano forme di attaccamento significative. Il lutto ha ispirato anche il mondo dell’arte, che ha portato preziose intuizioni: basta qui ricordare il film di Truffaut “La camera verde” e quello di Sorrentino” È stata la mano di Dio” che ci hanno descritto modalità molto diverse di elaborazione del lutto (non certo visto come fenomeno patologico) ora orientate verso il mantenimento di un legame indissolubile, ora proiettate verso una possibilità di ricostruzione. Lo psichiatra, chiamato oggi dalla cultura dominante a curare la sofferenza (in quanto possessore di una tecnica), può rimanere confuso in mezzo ad approcci così diversi. E non è ancora disponibile un linguaggio comune che consenta un dialogo tra le varie discipline. E può anche nutrire il dubbio che la richiesta, oggi rivolta a lui, sia più pertinente al pensiero filosofico, che ne ha fatto oggetto di riflessione nel corso di secoli e forse di millenni.

Mario Mulé


e)     A conclusione della settimana ognuno di noi potrebbe provare a stilare un bilancio (provvisorio!) personale su alcune delle questioni affrontate. Più precisamente:

– l’io è un soggetto consistente o solo un fascio di impressioni fuggevoli?

– se lo ritengo un fascio di impressioni fuggevoli, come giudico la prospettiva di un suo dissolvimento post-mortem?

– se lo ritengo un soggetto consistente in vita, ritengo che possa in qualche modo sopravvivere al decesso fisico? E, in questa ipotesi, giudico tale prospettiva di sopravvivenza come un’opportunità felice o come una condanna eterna?

– penso che la morte sia esterna alla vita (in quanto sua negazione) o ne faccia parte (addirittura come suggello)? In questa seconda ipotesi, quali arricchimenti può apportare all’intensità del vivere la certezza della morte?

Augusto Cavadi

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Uno dei promotori delle Vacanze filosofiche. Docente di storia e filosofia in un liceo classico di Roma, oggi in pensione, ha coltivato anche gli studi teologici, conseguendo il baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Lateranense. Per tre anni ha condotto un lavoro di ricerca sul pensiero antico e medievale in Olanda presso l’Università Cattolica di Nijmegen. Ha diverse pubblicazioni, l’ultima delle quali è il volume collettaneo Democrazia. Analisi storico-filosofica di un modello politico controverso (2016). È autore di diversi articoli e contributi su Aquinas, Rivista internazionale di filosofia, Critica liberale, Il Tetto, Libero pensiero.

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